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The exhibition was set up at the National museum of Fine Arts, South Street, Valletta from 23 October to 12 November 1997. It was inaugurated HE the President Dr Ugo Mifsud Bonnici. Introduction of the exhibition catalogue was written by Prof. Francesco Quinterio.
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Catalogue Introduction

Rappresentativo, spettacolare, esaltante, 'teatrale'. Quante espressioni si affollano nella mente dell'osservatore, stimolata dalle immagini eloquenti di quegli artisti, che della rappresentazione dilatata negli spazi fisici e temporali, ne fanno una sorta di appendice dell'evento teatrale. E sono tanti i teatri: infiniti palcoscenici di sensazioni, dalle più lente e meditate, a quelle più disarticolate. Dai teatri di personae, a quelli degli oggetti, dai palcoscenici cosidetti della memoria, a quelli dell' azione. Dal teatro dell'infinitamente piccolo a quello smisurato, spaziale e incommensurabile.

C' è poi il teatro della rappresentazione personale, mediato dal filtro ottico dell'artista; non pura imitazione bensì - per scomodare un brillante vocabolo coniato in questo millennio - vero 'capriccio', che è figlio legittimo dell'artista della Maniera del Cinquecento, o dei virtuosi del quadraturismo e poi dell'invenzione prospettica dilatata del Settencento. Insomma come avrebbe poi affermato un attento interprete dell'estetica cinquecentesca una "cosa immaginaria e che ha l'essere solamente nella fantasia dell'huomo imitante" (Gregorio Comanini, Il Figino overo del fine della pittura, Mantova 1591).

E proprio di capriccio potremo parlare nei lontani meandri ispirativi di Brian Grima; quello stesso vocabolo che tradendo una corrispondenza biunivoca con l'analogo termine adottato in musica, parrebbe significare bizzarria, astrusità, rivolta, ironia caricata d'orpello. Ma qui i capricci non indugiono certo a quello bozzettistico di un Callot o dei Bamboccianti, che già peraltro Caravaggio aveva senza mezzi termini liquidato come "bagatelle, fanciullaggini e trastulli".

Dacchè capriccio è anche sinonimo di invenzione, nella fissità solare illuminata - e sappiamo come la luce sia "la divinita più amata del Settecento" (Crispolti) - dei lavori di Grima, ecco che ci soccorrono le più audaci articolazioni barocche prospettiche dei vari quadraturisti, del Mitelli, del Mengozzi-Colonna (lo 'scenografo del Tiepolo), del Guardi, del più riposato Panini o della dinastia regale dei massimi Bibbiena. Non è un caso poi, se si esclude quest'ultima famiglia regale, che molti degli artisti qui evocati, sono di nascita o di formazione veneta; guinti quindi da quella stessa Serenissima che è stata dolce musa ispiratrice di Grima, come ha dimostrato in altre sue opere.

Malta, quest'isola bella che galleggia nel centro del Meditarraneo, come una boa che regge l'ago magnetico destinato a orientare il traffico di una memoria, che è poi tutta la storia dell'Europa moderna e di quella del mondo antico. Rotonde galleggianti forme su cui si rappresentano i fatti di una storia che retrocede, con la difesa sensazione azzurrina del mare, nel campo del mito. Veneri preistoriche, ninfe omeriche e ricchi mercanti di stoffe fenici, che non ci hanno lasciato a loro memoria nè templi nè città, ma solo la leggenda delle loro ricchezze e del loro inesausto viaggiare. Santi legislatori e nobili cavalieri, artisti inquieti e protettori imperiali. Sul palcoscenico piano di questa piccola isola e dell sue vicine, si sono alternati i testimoni, le cui ombre talvolta incedono isolate o aeriali solenni, stagliate contro i cieli azzurri di Grima, dove tra le quinte i fondali rappresentano le sensazioni figurate, illuminate da un sole a sua volta riverberato dalle rocce spugnose, detriti organici di questa ampia isola-muscolo.

Quanti autori di teatri barocchi fatti di prospettiva, di "invenzioni", di restituzioni fantastiche e orgoliosamente proterve, hanno fatto da penati alle immagini qui esposte. Immagini come invenzioni, come ricostruzioni da proporre talvolta quale pesante intrusione di un proprio io, all'interno di fondali intoccabili, come avrebbe fatto Carlo Fontana nei suoi vari 'Teatri" dal Discorso su Montecitorio in Campo Marzio al Templum Vaticanun (1674). Invenzioni ragionate come quelle del grande siciliano Don Filippo Juvarra, che impiega tutti i mezzi a disposizione del grande disegnatore progettista, architetto "di tutto" e urbanista: carboncino, penna (sia col pennino largo che con quello stretto), pennelli minuti e fitti usati tanto per il disegno che per l'aqcuarello. Anche Juvarra giovanissimo a Messina aveva iniziato come incisore illustratore (1701), per poi passare a incidere dettagliate tavole per stemmi e blasoni nei suoi primi lavori romani (1711). E anche Juvarra riproduce monumenti esistenti e ricostruzioni (Il Campidoglio Romano e la Messina Preistorica).

Invenzioni-dilatazioni oniriche sfondate in tutte le direzioni dello spazio come fanno i Bibbiena, vedute d'angolo o dal sotto in sù. Invenzioni sublimate come fa Piranesi, involontariamente maltese onorario, nato a Venezia pure lui - con i suoi teatri di luci e di ombre cupamente proiettate attraverso gli scuri delle sue acqueforti; visionario, ipertrofico, dilatato e architetto di un solo edificio a Roma commissionato - fatalità - proprio dai Cavallieri Gerosolomitani (1764). Se Piranesi maestro di Capricci non giungerà mai a Malta, dove avrebbe potuto incidere un suo Theatrum Melitense, che poteva ben figurare tra quelli di Paestum e quelli delle Antichità Romane, fa parte dei destini della storia. Per contro Grima, che dopo la sua terra ama anche Venezia, riversi le reliquie lagunari nei suoi sogni picti e nelle incisioni, arroventandole sulle coste e nelle contrade sassose maltesi.

Teatro come presenza-assenza là dove le scene come quinte derubate dal loro alter ego animato, dell'attore recitante, momentaneamente in un intermezzo a sipario aperto, attaccano gli accordi per sè stesso: l'eterna stratificata partitura sospesa tra i modi maggiori e minori del cielo luminoso e delle ombre misteriose. Non è un caso che, per concludere, ci sia un concetto di capriccio che della forma figurata prende a prestito le forme musicali; è ancora un veneziano che parla: "....fughe, passazi, bizarie, tocade, ricercari, fantasie", sarebbero tutti elementi tipici della pittura veneziana (Marco Boschini, Carta del Navegar Pitoresco, Venezia 1660). Che lo spettacolo inizi dunque !

Prof. Francesco Quinterio
Università d'Ascoli Piceno

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Capriccio
Oils on Canvas - 50x100cm
Private Collection, Malta
En Guard
Oils on Canvas - 30x60cm
Private Collection, The Netherlands
Window on Our Past
Oils on Canvas - 40x60cm
Private Collection, Malta
Untitled
Oils on Canvas - 40x60cm
Private Collection, England
Lost in Oceans of Time
Oils on Canvas - 50x100cm
Malta Chamber of Commerce and Enterprise Collection
Meditation
Oils on Canvas - 50x70cm
Private Collection, Malta
Valletta
Oils on Canvas - 60x100cm
Private Collection, Malta
Vilhena
Oils on Canvas - 40x60cm
Private Collection, England
Hagar Qim
Etching on Copper - 18.5x23.5cm
Vilhena's Lion
Etching on Copper - 14x18.5cm
Jesuits Church
Etching on Copper - 18.5x23.5cm
Water
Oils on Canvas - 50x70cm
Private Collection, Malta
Melita
Oils on Canvas - 50x70cm
Private Collection, Malta
On the Outskirts of History
Oils on Canvas - 30x60cm
Private Collection, Malta
Exhibitions

Collective Exhibitions
1989 - Trade Fair Exhibition
1989 - Maltafest Art Exhibition
1990 - Trade Fair Exhibition
1990 - Maltafest Art Exhibition
1990 - Mid-Med Bank Staff Exhibition
1991
- Trade Fair Exhibition
1992 - Eden Foundation Art Exhibition
1992 - Teacher's Art Competition
1994 - Teacher's Art Competition
2001 - HSBC Bank Malta Staff Exhibition
2002 - HSBC Bank Malta Staff Exhibition

Personal Exhibitions
1994 - De Lumine Melitensis

1997 - Theatrum Melitense
2004 - Aut Esse Aut Non Esse

 

The word etching is derived from the Dutch etzen - to eat. Therefore, in order to make an etching at all, one must employ an eating-away, or as it is technically.....
Il-Munita - September 1984
House Journal of Mid-Med Bank Ltd (now HSBC Bank Malta plc)

Maltafest 89 - Malta 25 Sena Indipendenti

Maltese Contemporary Art...
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